Case della Comunità, ambulatori, farmacie, assistenza domiciliare e strutture residenziali stanno ampliando i luoghi in cui possono essere raccolti dati diagnostici. Il cambiamento non consiste semplicemente nello spostare un analizzatore fuori dal laboratorio, ma nel progettare una rete nella quale ogni risultato mantenga qualità, tracciabilità e una destinazione clinica chiara.
La diagnostica è davvero territoriale quando il dato viaggia meglio del paziente e raggiunge il professionista responsabile nel tempo utile.
Dal bisogno al percorso
Un progetto dovrebbe iniziare dalla popolazione e dalla decisione da supportare. Per ciascun test vanno stabiliti criteri di accesso, preparazione, frequenza, soglie, conferma e invio. Senza questa mappa, il rischio è produrre risultati rapidi che non modificano il percorso o generano ripetizioni non necessarie.
- chi prescrive o attiva la prestazione;
- chi identifica il paziente e raccoglie il campione;
- chi esegue e controlla il test;
- chi valida o prende visione del risultato;
- chi interviene in caso di valore critico o discordante;
- dove il dato viene conservato e come viene recuperato.
Una governance centrale per attività distribuite
Più aumentano le sedi, più serve coordinamento. Una struttura responsabile deve mantenere l’elenco dei dispositivi, autorizzare gli operatori, definire procedure comuni, monitorare controlli e lotti, gestire manutenzioni, riesaminare gli incidenti e verificare la comparabilità dei risultati tra sedi.
Il laboratorio di riferimento conserva un ruolo essenziale nella scelta dei metodi, nella verifica delle prestazioni, nel controllo qualità e nella gestione delle conferme. La collaborazione con medici, infermieri, farmacisti, tecnici e sistemi informativi evita che responsabilità analitiche e cliniche restino implicite.
Connettività come requisito di processo
La rete deve associare in modo univoco paziente, operatore, strumento, lotto, campione e risultato. La trasmissione automatica riduce gli errori di trascrizione, ma richiede interoperabilità, sicurezza, audit log e procedure di continuità. Se il collegamento non è disponibile, la modalità di backup deve essere definita prima dell’avvio.
Gli indicatori da monitorare
- tempo dalla richiesta al risultato e dal risultato all’azione;
- percentuale di test non validi, ripetuti o confermati;
- errori di identificazione e campioni inadeguati;
- controlli fuori limite e tempi di risoluzione;
- operatori formati e competenze in scadenza;
- valori critici comunicati entro il tempo previsto;
- disponibilità degli strumenti e interruzioni della connettività;
- esiti clinici o organizzativi pertinenti al progetto.
Il numero di test eseguiti misura il volume, non il valore. Per capire se la decentralizzazione funziona bisogna osservare sicurezza, appropriatezza, tempi decisionali, continuità e impatto sul percorso assistenziale.
Il POCT può sostenere la medicina territoriale, soprattutto dove la distanza dal laboratorio o la necessità di una decisione rapida rappresentano una barriera. La condizione è mantenere un’unica cultura della qualità anche quando le misurazioni avvengono in luoghi diversi.
Fonti primarie e riferimenti
- AGENAS — POCT in ambito territorialeGovernance della diagnostica decentrata a supporto del DM 77/2022.
- ISO 15189:2022Requisiti di qualità e competenza applicabili anche al POCT.
- ISO/TS 22583:2024Competenze e responsabilità nei servizi POCT.
- Studio sulla connettività near-patientImpatto della trasmissione automatica rispetto all’inserimento manuale.
Il contenuto ha finalità informativa e non sostituisce istruzioni d’uso, procedure interne, valutazione clinica o consulenza normativa.

